indice articolo Indice
A cosa serve una landing page

A cosa serve una landing page

Pubblicato il: 9 Marzo 2020

Aggiornato il: 11 Novembre 2020

Costruire per comunicare
BFENTERPRISE

Capiamo insieme a cosa serve una landing page

A cosa serve una landing page? Secondo alcune vecchie definizioni, una landing page possono avere due obiettivi:

  • Catturare lead (ovvero contatti interessanti da coltivare) a cui vendere un prodotto o un servizio
  • “Scaldare” i potenziali clienti prima di avviarli verso il processo commerciale (detto anche funnel di vendita)

Senza addentrarci in classificazioni e nomenclature, dichiariamo subito il concetto più importante: la landing page è uno strumento chiave del marketing e della comunicazione online. Nel processo commerciale, fa da anello di congiunzione tra la fase in cui il pubblico ancora non vi conosce e quella in cui lo fate approdare alla vendita.

Cos’è una landing page

Una landing page è una pagina web singola e indipendente dal sito principale, creata appositamente per una campagna pubblicitaria.

Si chiama pagina di atterraggio perché è il punto in cui l’utente atterra dopo aver cliccato su un link, un annuncio Google Ads o una inserzione su Facebook o Instagram.

Immaginiamo l’obiezione che vorreste fare.

Ma l’utente così può atterrare anche sulla home page del nostro sito aziendale. O su una scheda prodotto del nostro e-commerce.

Vero. Ma la differenza rispetto ad una pagina standard è il focus. La landing page è pensata, costruita e ottimizzata con un unico obiettivo: guidare chi atterra a rispondere a un’unica call to action.

CTA per landing page

È proprio questa concentrazione che rende la landing page utile per aumentare le conversioni (ed eventualmente per abbassare il costo di acquisizione dei contatti).

Call to Action in una landing page

Questo significa che una landing page è costituita da contenuti (li vedremo tra un attimo) che spingono l’utente ad eseguire un’unica azione specifica, senza lasciargli possibilità di navigare al di fuori da essa. Permettergli di visitare altre pagine – come avviene ad esempio nei siti web – significa allungare i tempi, distrarlo da quell’unico pulsante che vogliamo venga premuto e, spesso, perdere un potenziale cliente.

Landing page, minisito, sito istituzionale, e-commerce

Facciamo ulteriormente luce sulle peculiarità della landing page, e sul perché è diversa da minisito, sito istituzionale, e-commerce.

Giusto per fugare gli ultimi barlumi di diffidenza:

  • Il sito istituzionale è in genere la vetrina dell’azienda. Qui il brand si presenta, si racconta, tiene aggiornato il visitatore attraverso news e blog, fornisce tutti i recapiti per essere contattato. 
  • L’e-commerce è il negozio virtuale dell’azienda. I suoi punti chiave sono le schede prodotto, il carrello degli acquisti e la procedura di checkout. Il suo scopo è quello di permettere ai visitatori l’acquisto diretto dei prodotti (o dei servizi).
  • Il minisito è, come dice il nome, la versione ridotta di un sito web. In genere viene predisposto per un evento specifico (come il lancio di un prodotto), comprende altre pagine oltre alla home page, ma permette ridotte possibilità di navigare.

Una cosa è evidente: home page del sito aziendale, e-commerce e minisito sono belli, bellissimi. Raccontano storie, descrivono prodotti, parlano del nostro brand, propongono esperienze utente complete. Informano, spiegano, approfondiscono. Offrono scelte.

L’umile landing page di scelte non ne offre, perché ha un solo compito: trasformare un utente in lead – cioè in potenziale cliente.

Volete che il visitatore si iscriva alla newsletter? Che faccia il pre-ordine di un prodotto? Che vi contatti? Che richieda un preventivo online o l’ora di consulenza gratuita?

Una landing page ben progettata svolgerà quel compito.

Anche se il vostro obiettivo è vendere online con una landing page, l’estrema concentrazione della pagina servirà a mettere in luce il vostro prodotto (uno solo, ovviamente) e a indirizzare il consumatore verso quel fatidico pulsante d’acquisto.

Come è fatta e quanto costa una landing page

Non bisogna commettere l’errore di pensare che questa pagina sia banale da realizzare.

Le landing page sono ecosistemi delicati. Alcune funzionano meglio (e ad un costo minore) grazie a dei semplici elementi base, mentre falliscono quelle improvvisate, che si perdono in dettagli ridondanti o non danno informazioni esaurienti.

Gli elementi base di una landing page sono

  • Il titolo, che necessariamente deve essere coerente con il link sul quale l’utente ha cliccato
  • Un breve paragrafo di testo introduttivo
  • Un’immagine iniziale o un video che mostrino chiaramente il prodotto o il servizio che l’utente sta per comprare
  • La call to action (invito all’azione), che può essere seguita da un form per l’iscrizione alla newsletter (occhio a privacy e GDPR), oppure da un pulsante di acquisto che porta direttamente al carrello
  • Testi aggiuntivi, che descrivono in modo persuasivo i benefici del prodotto
  • Elementi di social proof (riprova sociale)
  • Elementi di scarsity (scarsità)
  • Elenco di benefici/vantaggi
  • Un footer ridotto al minimo

A proposito di testo persuasivo. La landing page è uno dei terreni di gioco prediletti dei copywriter persuasivi, perché ogni elemento di testo funziona come l’ingranaggio di un meccanismo di precisione. 

Mettete insieme questi blocchi, il linguaggio persuasivo necessario a “convincere” il visitatore a rispondere alla call to action e l’integrazione di ogni elemento con i software per il monitoraggio delle performance, e vedrete perché realizzare una landing page ha un valore importante.

Landing page per vendere online + Google Ads

Se avete letto con attenzione, avrete notato che è buona norma che il titolo della landing page sia coerente con il testo del link che il visitatore ha cliccato.

Ebbene sì: coerenza è la parola d’ordine, almeno per quanto riguarda il passaggio tra annuncio e approdo sulla landing page.

In particolar modo questo è vero per le landing page per vendere online, associate agli annunci di Google Ads. Quando si lavora con le campagne PPC si devono coordinare due fronti: annunci e landing page.

La landing page, oltre ad avere tutti gli elementi che vi abbiamo elencato, deve contenere le stesse keyword usate per comporre l’annuncio. La loro presenza è uno dei fattori che Google Ads usa per dare il punteggio di qualità – il quality score – all’annuncio.

E un punteggio alto contribuisce ad aumentare la performance della campagna.

A cosa serve la landing page per la strategia di comunicazione online

C’è chi sostiene che la landing page sia il cuore di una strategia di web marketing. Viene utilizzata nel Direct Email Marketing, e come punto di arrivo – pardon, di atterraggio – degli annunci pubblicitari su Google o sui social.

Noi pensiamo che tutti gli elementi di una strategia di comunicazione e marketing online abbiano pari importanza, e che quindi vadano inquadrati e realizzati con la stessa attenzione.

Una landing page per vendere online, che sia ben scritta, chiara da leggere e convincente, darà una spinta al numero di conversioni online che la vostra strategia vi permette di realizzare.

La landing page inoltre, se associata ai software di analytics, permette di monitorare i risultati della campagna pubblicitaria in corso, e di ottimizzarla in corso d’opera.

Come sempre, tutto sta nel dare obiettivi specifici e misurabili ad ogni elemento della strategia, e ad usare i numerosi strumenti a vostra disposizione nel modo più efficace possibile.

Buon lavoro!

Glossario

Call to action: letteralmente “chiamata all’azione”, significa stimolare – sotto forma di pulsante o link da cliccare – un’azione, come compilare un form per iscriversi a una mailing list, comprare un prodotto, far partire una telefonata. In una landing page tutti gli elementi devono persuadere a seguire la call to action.

Procedura di checkout: la procedura che inizia nel momento in cui il potenziale cliente ha riempito il carrello, passa per l’acquisto e si conclude nella pagina di ringraziamento.

Social proof (riprova sociale): l’insieme di contenuti che dimostrano che già altri vi hanno scelto, e che quindi il cliente può fidarsi di voi. In genere si utilizzano testimonianze, recensioni e apparizioni in articoli o video. Oppure si riportano loghi di clienti, partner, testate giornalistiche che hanno parlato dell’azienda.

Scarsity (scarsità): timer, conti alla rovescia e indicatori per evidenziare come l’offerta possa finire da un momento all’altro. La scarsità è uno dei pilastri della comunicazione persuasiva.

Footer: la fascia che chiude una pagina web, e riporta in genere elementi di navigazione, contatto e credits. In un sito web il footer è lo stesso per tutte le pagine.

Copywriting persuasivo: è una branca del copywriting che si concentra sulla redazione di testi che persuadono l’utente a compiere una o più azioni. 

Quality score: una metrica del sistema Google Ads che indica quanto landing page e annuncio sono pertinenti alle keyword che avete scelto di targetizzare.







Parole Che Scelgono

È arrivato il primo E-Book firmato BFENTERPRISE

Parole Che Scelgono

Pensato per chi ha capito che per essere un vero leader deve trovare il suo stile personale, quel pizzico di magia che fa innamorare tutti. Leggendolo troverai esercizi, spunti e nozioni utili, ma soprattutto tanto tanto amore per il tuo lavoro.

SCOPRI L'E-BOOK


ARTICOLI

CORRELATI

Iscriviti alla nostra newsletter!

Sarà il nostro appuntamento fisso: un modo per dimostrarvi tutta la cura e attenzione che vi dedichiamo ogni giorno.



    IL NOSTRO MONDO CONTINUA SU