Empatia, leggerezza, ampie vedute: intervista a Sara Mazzucato

Empatia, leggerezza, ampie vedute: intervista a Sara Mazzucato

Pubblicato il: 15 Settembre 2022

Categoria: Interviste

Oggi presentiamo la nostra Sara, direttrice creativa di BFENTERPRISE. Come potete vedere è stata un po’ prolissa, quindi bando alle ciance: ecco a voi l’intervista che le abbiamo fatto!

 

Ciao Sara 🙂 Prima di iniziare, un po’ di riscaldamento! Ci racconti di cosa ti occupi in BFENTERPRISE?

Ciao a tutti e grazie per questa intervista!

In BF io mi occupo di Direzione Creativa. Avete aggrottato le sopracciglia, vero? Capisco che questa etichetta possa sembrare un po’ fumosa, ma non preoccupatevi: faccio subito un po’ di chiarezza.

persona dubbiosa

Come direttrice creativa io lavoro sull’identità di brand, che viene prima di qualsiasi altra attività creativa. Anzi, ne è il presupposto.
Consiste nel riuscire ad estrapolare i tratti distintivi di un’azienda (personalità, valori, argomenti, visioni culturali e produttive), per poi definire in un documentone lo stile testuale e visuale della sua comunicazione. Poi mi assicuro che le linee guida e le scelte stilistiche contenute nel documento della linea comunicativa vengano applicate in tutti i canali, online e offline.

Lavorare sulla linea comunicativa aziendale secondo me è un po’ come trovarsi di fronte una persona che chiede aiuto per poter parlare in pubblico, valorizzando al massimo le particolarità del suo modo di essere: prima va ascoltata, poi va capita e infine valorizzata anche e soprattutto nelle caratteristiche che nemmeno sapeva di avere, o che dava per scontate.

Io analizzo le aziende, imparo a conoscerle e a capire il loro modo di stare nel mercato, che poi in fin dei conti è un modo di stare al mondo e nella vita delle persone.
Oltre a questo, sono la responsabile dell’area Corsi BFENTERPRISE e la scribacchina che produce i testi dei progetti.

 

La Direzione Creativa assume un ruolo fondamentale nell’avvio di un nuovo progetto, in particolare nella parte della creazione, o ristrutturazione del brand. Un principio di cui ti sentiamo parlare spesso, è la “coordinazione della comunicazione”, ci spieghi cosa intendi e perché è così importante?

Sì, la coordinazione della comunicazione è il mio cavallo di battaglia e il tormentone che ripeto con tutta la pedanteria che riesco a sfoderare.

Coordinazione vuol dire coerenza, coerenza vuol dire affidabilità e rispettabilità. Che senso ha avere un sito che comunica in modo piatto e freddo, quando i social si presentano spigliati? La personalità di un’azienda può avere qualche sfumatura, ma non può cambiare in base al canale. Non esiste proprio.
Non è solo una questione di forma, si tratta anche della sostanza di ciò che viene comunicato. Se portiamo avanti un ideale o filosofia di produzione, non possiamo dirlo in un canale e tacerlo in un altro. Le persone se ne accorgono, non si fidano e ci abbandonano.

La coordinazione della comunicazione fa crescere brand con una personalità ben distinte e distinguibili, con argomentazioni interessanti che sono figlie di valori in cui credono imprenditori, dipendenti, collaboratori. Se non lavoriamo con cura su questo, continueremo a vedere aziende che, online e offline, si presentano con personalità frammentate.

Voi acquistereste da un’azienda che si presenta in modo confuso? Appunto, ci siamo risposti.

 

Quali sono gli strumenti del Direttore Creativo? E le doti che deve avere?

Il Direttore Creativo a mio avviso deve saper usare tutti gli strumenti Google (Docs, Sheets) e Figma: sono davvero troppo comodi. Deve avere un minimo di conoscenza del pacchetto Adobe e di Canva. Altro strumento che consiglio tantissimo è Miro, una lavagna digitale su cui si lavora in cloud.

Quanto alle doti, invece, direi principalmente saper maneggiare concetti e creare associazioni. Saper semplificare eliminando il superfluo. Arrivare in profondità con un’idea, per poi farla riemergere leggera.

riemergere dall'acqua

E poi c’è la sensibilità personale: ci vuole tanta empatia per fare questo lavoro, perché si tratta di mettere in contatto due poli (azienda-cliente) entrambi costituiti da esseri umani.

 

Un trend degli ultimi tempi è sicuramente il legame tra brand e sostenibilità: cosa pensi al riguardo?

Premetto che io nella mia vita cerco di stare attenta alla sostenibilità, quindi mi reputo una consumatrice e cittadina sensibile. Detto ciò, devo dire che ho un po’ la nausea di tutta questa grande bolla dei brand che da un giorno all’altro diventano ecosostenibili ecc. ecc., perché spesso la realtà li smentisce.

Il legame tra brand e sostenibilità mi riempie di speranza, ma solo quando è vero.

 

Entriamo nella parte pratica dell’intervista. Il tuo ruolo, per definizione, ti costringe ad entrare nel brand del cliente. Quali sono gli errori o le incongruenze più comuni che noti?

Noto spesso una certa fretta, unita a poca voglia di sperimentare e mettersi in gioco. E l’ossessione per la comunicazione di prodotto (commerciale), quando il lavoro più importante è sull’identità di brand. C’è chi proprio non si schioda, e chi invece pian piano, se pur con un po’ di diffidenza, alla fine arriva a capire che un’azienda per parlare con le persone deve avere degli argomenti diversi dal mero imperdibile 20% di sconto. Poi non dico che non funzioni la logica delle offerte, ma non si può basare una strategia di comunicazione solo sui prezzi.

 

…e di quali brand apprezzi la comunicazione?

Ne avrei vari da segnalare, ma qui mi sento di citarne proprio una manciata: Il Post, Stabilo Boss (vedi sotto, che meraviglia), Snow Peak (vedi sotto, immagine 2), La fille d’O (qui l’About).

stabilo boss

Una delle grafiche per la campagna Stabilo Boss, pubblicata nel 2018. Fonte immagine: Adsoftheworld.com

 

Il sito di Snow Peak, ​​Snowpeak.com

 

PS assolutamente da guardare questa pubblicità di Instacart, fresca fresca di pubblicazione. C’è pure la mitica Lizzo come protagonista. Cosa ne pensate?

 

In BFENTERPRISE sei la colonna portante del settore formazione, in quanto figura di riferimento per i corsi social. Cosa ne pensi dei social network come strumento, oltre che di comunicazione, costruzione e rafforzamento di un brand?

Penso che i social siano un terreno ricchissimo e al tempo stesso difficilissimo. Una buona presenza richiede tanto tanto impegno. Non possiamo pensare di esserci tanto per esserci, senza lavorare sodo per creare un dialogo con le persone. Per me il famoso engagement è il Dialogo.

La parola dialogo mi piace perché comporta una risposta da parte di chi ci ascolta – che sia nei commenti o nei messaggi privati, poco importa. Abbiamo dei segnali che ci dicono che abbiamo fatto breccia nelle nostre persone? Se la risposta è sì, ottimo lavoro. In caso contrario, rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo – indovinate un po’ – sulla nostra linea comunicativa.

 

Andiamo in chiusura con la domanda forse più difficile: quali sono, secondo te, le responsabilità di un creativo al giorno d’oggi?

Dire la verità. Le persone hanno bisogno di trasparenza: noi professionisti abbiamo la responsabilità di non gonfiare la realtà solo perché siamo bravi con parole e immagini. La nostra responsabilità è raccontare le aziende con tutta la grazia, la potenza e la creatività che possiamo. Ma senza inventare.





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