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La differenza tra Facebook e Instagram: quale scegliere?

17 Luglio 2019

Sopra le Righe
BFENTERPRISE
A chi è rivolto questo articolo

Questo articolo è rivolto a tutti coloro che si muovono verso un approccio professionale nella gestione del proprio account aziendale su Facebook e/o Instagram. 

Cosa leggere prima e dopo questo articolo

Prima: Nozioni di base di comunicazione online
Dopo: I dati in nostro possesso e l’analisi della concorrenza

Com’era il mondo quando ancora non c’erano i social? Quasi quasi stentiamo a ricordarlo.
Facebook è nato nel 2004, e in soli 15 anni di storia è riuscito a cambiare il modo in cui ognuno di noi naviga  e compra online. Non per niente in questo articolo parliamo di mercato dei social network, perché ormai ogni social ha una vocazione commerciale
Se è vero che un’azienda non per forza deve avere un account social, è altrettanto vero che deve almeno valutare i vantaggi che può avere nel presidiare canali che traboccano di persone.
Diamo un occhio ai dati raccolti da We Are Social e Hootsuite sul mercato dei social in Italia:

Il report di We Are Social e Hootsuite sugli utenti italiani attivi ogni mese sui social, aggiornato al 2019

Cifre da capogiro, che ci fanno riflettere sulle possibilità che questo mercato offre.

A sentir parlare di social, molti di voi sicuramente avranno già pensato a due nomi in particolare: Facebook e Instagram, due corpi e un’anima dato che sono entrambi proprietà di Zuckerberg.

Mark Zuckerberg

Vediamo quali sono le caratteristiche più rilevanti per le aziende, dell’uno e dell’altro. 

Breve storia di Facebook

Logo Facebook, e il linguaggio social delle emoticon

Facebook è nato per connettere amici e parenti, attraverso la condivisione di pensieri, foto, video (che oggi hanno la meglio su tutto il resto), link di carattere personale. Con il progressivo aumento di profili aziendali – poi diventate pagine- le persone hanno cominciato a seguire non solo gli amici, ma anche i loro marchi preferiti. 
Curiosità, per chi non la sapesse: la piattaforma in origine era stata progettata per gli studenti dell’Università di Harvard; il nome, infatti, fa riferimento all’elenco di nomi e fotografie distribuito all’inizio dell’anno accademico nelle università americane.   
Un’azienda su Facebook può pubblicare post gratuiti, oppure creare inserzioni a pagamento finalizzate ad aumentare la notorietà, considerazione, conversione o vendita. inoltre può utilizzare Messenger, l’app di messaggistica collegata alla piattaforma, per vendere e prestare assistenza a clienti attuali e potenziali.   

Breve storia di Instagram

Logo e icone principali di Instagram

Instagram è un social nato per la condivisione di foto e immagini proprie, tramite smartphone. L’utilizzo da desktop è pressoché nullo.  
Le aspettative della community sono sempre state alte nei confronti: su qualità, originalità e autenticità non si sgarra. 
Oggi sulla piattaforma è possibile anche pubblicare video ma soprattutto storie, che, a differenza dei post canonici, spariscono dopo 24 ore. Lo stesso vale per i video in diretta, che invece su Facebook vengono salvati.
Instagram (come Twitter, ad esempio) è un social media content based, ovvero focalizzato sui contenuti. Gli utenti, infatti, trovano e seguono gli argomenti a cui sono interessati, indipendentemente da ciò che pubblicano i loro contatti. 

Rete vs contenuto

Mentre Instagram, come abbiamo visto, è content-based, Facebook è network based, perché si basa sulle connessioni di utenti e gruppi. Cosa significa questo? Che ciò che noi vediamo nelle nostre bacheche Facebook dipende dal numero e dal tipo di contatti che abbiamo, o dai gruppi a cui ci siamo iscritti (che su Instagram non esistono).  
Volendo essere senza peli sulla lingua potremmo dire che, senza un solido network di fan, un’azienda non è nessuno su Facebook. Anche con dei contenuti da 10 e lode.

Testi e Link vs Immagini e Foto

Se Instagram è sbilanciato su foto e immagini, Facebook è ideale per creare eventi, condividere link e articoli di blog aziendali
N.B. Su Instagram l’unico posto in cui è possibile inserire un link esterno è la propria biografia, oppure nelle stories, a patto che l’account sia verificato e superi i 10.000 follower. 

La ricondivisione di contenuti altrui

Su Instagram non è possibile condividere i post altrui, se non installando un’applicazione aggiuntiva. L’originalità di ciò che si pubblica è condizione indispensabile perché un’azienda possa essere accettata dalla community. Ecco perché i contenuti riciclati e generalisti non sono visti di buon occhio. 
Su Facebook invece le condivisioni sono una miniera d’oro per le aziende, perché contribuiscono ad aumentare la visibilità della pagina, ampliandone la rete

La privacy non è acqua

Facebook di recente è entrato nell’occhio del ciclone per una serie di problematiche relative alla mancata tutela della privacy dei suoi utenti, violata per fini pubblicitari.

Poster per il film The social network, di cui consigliamo la visione

L’ultimo ronzio risale a pochi giorni fa, quando un malfunzionamento della piattaforma ha svelato il modo in cui vengono studiate le foto che vengono pubblicate. 
Morale della favola, Facebook con la pubblicità deve andare con i piedi di piombo, mentre Instagram per ora si muove in modo più libero e fluido.   

Hashtag, parole chiave e soprammobili

Su Instagram gli hashtag sono estremamente utili, perché sono come le parole chiave della SEO: aiutano gli utenti a trovare la nostra azienda in mezzo a tante altre. 
Su Facebook sono poco più che soprammobili. Se li usate solo per bellezza, sappiate che potete farne tranquillamente a meno! 

Ma allora le aziende quale social devono scegliere tra Instagram e Facebook?

Si tratta di piattaforme diverse, con dinamiche altrettanto diverse. Impossibile stabilire a priori quale sia più performante per il vostro business. 
Se dovete scegliere tra l’uno e l’altro, prima di tutto dovete analizzare il mercato in cui vi collocate, e soprattutto il vostro target.

Posto che, repetita iuvant, ogni mercato ha delle dinamiche proprie che vanno conosciute a menadito, possiamo darvi comunque delle indicazioni generali sui diversi target che frequentano Facebook e Instagram.
Su Instagram di norma troviamo un pubblico che si colloca tra i 18 e i 34 anni (ancora per poco, fidatevi!), che vuole intrattenersi con contenuti, freschi e veloci. In questo canale il coinvolgimento degli utenti, altrimenti detto engagement in gergo tecnico, è alto. 
Su Facebook l’età si alza. Il pubblico ha in media tra i 25 e i 44 anni, ed è attratto da ciò che pubblicano amici e conoscenti, perciò l’algoritmo è più severo con le aziende che investono solo sull’organico e non sulle campagne a pagamento. Apprezza i contenuti testuali (a differenza del target Instagram), anche quando sono lunghi come questi.  

Le differenze tra un social media manager amatoriale e un professionista sono le stesse che ci possono essere tra un cuoco e una persona che cucina per hobby. Riuscite a immaginarle? Vi aiutiamo noi.
Una gestione professionale dei social aziendali richiede come minimo:

Come vedete non è solo questione di saper utilizzare i ferri del mestiere. La stragrande maggioranza di noi usa Facebook e Instagram anche per motivi personali, quindi ha già una conoscenza di base delle piattaforme.   
Il punto è che i social sono come un teatro: se portiamo sul palco la nostra azienda dobbiamo sapere esattamente come muoverci, altrimenti il nostro pubblico esce dalla sala. 
Oppure non compra nemmeno il biglietto.  

 Non esistono aspettative giuste o sbagliate, ma solo aspettative realistiche e misurabili
Quando abbiamo parlato dei paletti necessari per una gestione professionale dei social aziendali, non a caso abbiamo messo al primo posto l’impostazione di obiettivi di comunicazione collegati a obiettivi di mercato misurabili
Facciamo un esempio: se la nostra pagina aziendale è appena nata, un primo obiettivo realistico e misurabile può essere quello di portare i miei fan da 0 a 20 nell’arco di una settimana. 
Ricordate sempre che le aspettative sono soggettive e fallaci. 
Gli obiettivi su cui insistiamo, invece, sono oggettivi.

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