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I miei articoli stanno andando bene? Parola all’analisi del blog

I miei articoli stanno andando bene? Parola all’analisi del blog

19 Marzo 2020

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La scrittura di articoli per un blog dovrebbe sempre essere subordinata agli obiettivi che volete raggiungere.

Comparire nella prima pagina della SERP per intercettare traffico organico, grazie a una perfetta ottimizzazione SEO degli articoli.

Aumentare il traffico dai social, producendo contenuti entusiasmanti che tengono il lettore incollato alla pagina e lo stimolano a condividerli. 

Guadagnare con il blog, grazie ad articoli che spingono i lettori a cliccare sui link di affiliazione.

Se siete dei blogger professionisti, poi, ne va anche della vostra professionalità, e della luce attraverso la quale vi vedono i clienti.

Il modo migliore per verificare se siete sulla strada giusta, per sistemare eventuali errori di direzione e per fare ancora meglio, è quello di fare un’analisi dei dati del blog.

I vantaggi che porta sono irrinunciabili.

Perché fare l’analisi dell’andamento del blog

La risposta è una sola: per migliorare.

Con l’analisi blog infatti si può conoscere 

  • quali articoli performano meglio, e quali contenuti invece non vengono letti
  • qual è il pubblico effettivo del blog
  • quali sono i canali di acquisizione efficaci e quelli che non portano traffico

A cosa servono questi dati?

Anche qui: a migliorare.

L’analisi dei dati vi permette di ottimizzare con intelligenza il piano editoriale, modificandolo in accordo a quello che funziona e a quello che non funziona.

Questo perché – è importante ricordarlo – niente nel digitale è fisso, ma deve evolversi a seconda delle risposte che si ottengono dal pubblico. Anche se sarà necessario ritoccare il piano editoriale per la decima volta.

Prima di tutto vediamo come si monitora un blog.

Monitoraggio: come si fa l’analisi dell’andamento del blog

Google Analytics è il software gratuito di Google che permette di monitorare il traffico che arriva su un sito web o su un blog, e il comportamento degli utenti. Cioè come interagiscono con i vostri contenuti, e se li gradiscono o meno. 

E’ la classica applicazione che ha solo vantaggi:

  • È semplice da installare (soprattutto se il vostro sito/blog è in WordPress)
  • I dati sono facili da leggere e da interpretare
  • Permette di prendere decisioni immediate per ottimizzare il sito
  • È fornito da Google, il motore di ricerca più usato 

Diciamo che Google Analytics (GA) è inutile solo se vuoi ottimizzare il tuo blog per altri motori di ricerca. 

Collegare GA

Collegare Google Analytics significa semplicemente dire al vostro sito, tramite qualche riga di codice, che dovrà raccogliere dati sul comportamento degli utenti e spedirli al software.

E’ necessario avere un account Google, e fornire alcune semplici informazioni sul sito che volete monitorare (nome e URL del sito, categoria del settore trattato, fuso orario per la gestione dei dati).

A questo punto otterrete un codice di monitoraggio personale da incollare all’interno di ogni pagina da monitorare. Con WordPress avete tre possibilità per installarlo:

  • manualmente
  • tramite aree specifiche (se il tema WordPress che usate lo prevede)
  • attraverso un plugin dedicato

A questo punto, secondo il linguaggio di GA, il monitoraggio del vostro sito sarà diventato una proprietà.

Come sapere se GA è collegato

Se navigate con Google Chrome potete usare l’estensione per Tag Assistant, che vi indicherà se l’installazione è andata a buon fine.

Oppure potete ispezionare il codice sorgente della home del sito (cliccando con il tasto destro del mouse su uno spazio vuoto e selezionando Visualizza sorgente pagina) e cercare il pezzo di testo “UA-”. Se è presente, e seguito da un codice numerico, Google Analytics è collegato.

In ogni caso, tra le Impostazioni di Google Analytics troverete anche il comando per verificare lo stato della connessione tra il vostro sito e GA.

E adesso, da dove cominciamo?

Google Analytics restituisce una quantità impressionante di dati sugli utenti del vostro sito, ai quali si aggiungono i dati personalizzati per il monitoraggio di conversioni e azioni specifiche.

I dati sono organizzati in viste, che possono essere condivise (e limitate) con altri utenti come coautori, collaboratori al progetto e clienti.

Mentre la Home Page fornisce un riassunto dell’andamento del vostro sito, il menu a sinistra della dashboard di GA è molto intuitivo, e vi darà subito idea delle sue potenzialità. 

I rapporti che il software fornisce sono divisi in

  • Tempo reale: mostra e segmenta gli utenti connessi al sito in questo momento
  • Pubblico: fornisce insight sugli utenti, segmentandoli secondo vari parametri (demografici, geografici, per interessi…)
  • Acquisizione: mostra come gli utenti arrivano al sito
  • Comportamento: mostra che contenuti vengono visti, le percentuali di rimbalzo e i tempi sulla pagina, e se gli utenti escono dal sito o continuano a navigare al suo interno
  • Conversioni: mostra se gli utenti compiono azioni specifiche (che vanno però programmate)

Gli altri comandi servono per personalizzare la restituzione visuale dei dati e altri parametri.

Quattro statistiche da guardare subito 

1 – Acquisizione/Panoramica

Schermata riassuntiva fondamentale per capire come acquisite lettori, cioè attraverso che canale questi raggiungono il vostro sito.

I dati sono in genere divisi in

  • Organici
  • Social
  • Direct
  • Email
  • Referral

A ogni canale è subito associato il numero di nuovi utenti che ha portato, le sessioni che questi hanno aperto, i dati di comportamento: frequenza di rimbalzo e tempo sulla pagina.

2 – Acquisizione/Search console/Pagine di destinazione 

Per avere questi dati dovrete aver configurato anche Google Search Console

  1. Accedete al vostro account Analytics.
  2. Cliccate su Amministratore e accedete alla proprietà (cioè al sito) per la quale volete attivare la condivisione dei dati di Search Console.
  3. Nella colonna PROPRIETÀ, cliccate Impostazioni proprietà.
  4. Scorrete fino a Impostazioni di Search Console. L’URL del vostro sito web confermerà che questo è verificato in Search Console, e che potete apportare modifiche. Se l’URL non c’è, dovete prima aggiungere il vostro sito a Search Console.
  5. Sotto Search Console, selezionate la vista o le viste rapporti nelle quali visualizzare i dati di Search Console.
  6. Salvate.

Una volta configurata, questa pagina mostra quanto funziona il posizionamento SEO del vostro blog.

3 – Comportamento/Contenuti del sito/Tutte le pagine

Permette di visualizzare i dati di accesso e fruizione per ogni singola pagina. Questa visualizzazione dovrebbe diventare la vostra alleata numero uno.

Un trucco pro: inserite come Dimensione Secondaria il valore “Canale”, e i dati scorporati vi permetteranno di capire molte cose sul funzionamento dei singoli articoli.

4 – Pubblico/Dati demografici/Panoramica

Si tratta di dati aggregati utili per capire da chi è davvero composto il vostro pubblico. Vi permetteranno di migliorare la definizione delle vostre reader personas, cioè delle tipologie di lettori che immaginate possano frequentare il blog.

Altri strumenti per il monitoraggio

Il mondo delle statistiche non finisce certo con Google Analytics.

Esiste infatti una gamma di strumenti – più o meno complessi, più o meno utili, gratuiti o a pagamento – che vi permettono di fare raffinate analisi dell’andamento del vostro blog e del vostro sito

Molto spesso uscire dal “familiare” recinto di Google Analytics non è neanche necessario. Vi diamo comunque alcuni spunti per fare il passaggio di livello, e diventare degli esperti di analisi dei dati.

Google Data Studio

Fa parte della suite di applicazioni che Google mette a disposizione gratuitamente per la gestione e il monitoraggio del posizionamento dei siti web.

Il suo fine è quello di permettervi di costruire dei report nei quali far confluire automaticamente i dati Google (Analytics, Tag Manager…) per semplificarne la lettura e condividerli con i collaboratori.

Se gestite i blog dei clienti, Google Data Studio è estremamente utile per realizzare la reportistica periodica da mostrare loro, e che dovrebbe far parte della vostra prestazione professionale.

Hotjar

E’ un software pensato più per il monitoraggio e l’ottimizzazione di siti web ed e-commerce, ma può essere applicato anche ai blog.

Hotjar traccia il comportamento degli utenti sulla pagina, compilando una “mappa di calore” che mostra dove questi cliccano, quanto in basso scrollano la pagina, e dove si soffermano di più.

Utile per scoprire se i vostri link e le call to action sono effettive, questa applicazione vi aprirà un mondo.

Tracciate i risultati e adeguare la strategia editoriale e di pubblicazione

Abbiamo imparato a leggere i grafici e le tabelle di Google Analytics. E adesso?

Adesso viene il bello. 

Sì, più bello che guardare i grafici che crescono (cosa che comunque vi auguriamo).

Monitorare gli articoli significa scoprire cosa funziona e cosa no, da due punti di vista:

  • Quali articoli sono organizzati in maniera ottimale/non ottimale da un punto SEO
  • Quali argomenti interessano/non interessano ai visitatori del vostro sito

Spesso basta un check veloce ai dati che GA vi fornisce per avere una panoramica dell’andamento dei vostri articoli. Alcune delle cose che potrete scoprire con un’occhiata:

  • Quali articoli portano traffico al vostro sito
  • Quali articoli funzionano perché trattengono l’utente sulla pagina
  • Quali articoli invogliano l’utente a proseguire l’esperienza sul vostro sito (cioè a cliccare su altri link)
  • Quali articoli stimolano l’utente ad iscriversi alla mailing list o a rispondere a una call to action

Dedicando invece più tempo all’analisi vostri dati, potrete raffinare ancora di più l’analisi, e mentre recuperate indicazioni su come migliorare il vostro piano editoriale, imparerete a conoscere sempre meglio la vostra audience.

Ad ogni passaggio su Google Analytics infatti dovrebbero corrispondere delle azioni di ottimizzazione sul piano editoriale (o sulla strategia di web marketing).

Fate inserzioni a pagamento? Potreste scoprire che le Facebook Ads portano traffico che rimbalza subito dalla pagina, mentre chi arriva tramite le Google Ads resta più a lungo sul sito – e quindi decidere di alzare il budget destinato a queste ultime.Siete dei travel blogger? Potreste realizzare che gli articoli su una specifica destinazione attirano pochi lettori, mentre le vostre guide di viaggio sono lette e condivise.

Gestite un e-commerce? Potreste avere la conferma che i racconti emozionali portano dieci volte il traffico rispetto alle presentazioni dei prodotti.

Abbiamo reso l’idea?

Conclusioni

Pensavi che per diventare un autore di blog di successo fosse sufficiente “saper scrivere”, mettendo finalmente da parte i numeri? Non è così: saper leggere i dati di Google Analytics fa parte del bagaglio di abilità che un blogger professionista deve avere.

Perché non pensare allora a un corso completo di blogging? E’ il modo migliore per imparare a fare bene quella che ormai è una professione a sé stante – e per metterla da subito a profitto.

Glossario

SERP: la pagina dei risultati che un motore di ricerca restituisce in risposta a una query.

Affiliazione: pubblicizzare in un sito/blog prodotti e servizi conto-terzi. Quando gli utenti cliccano gli appositi link di affiliazione, una percentuale del guadagno va a voi.

Plugin: si tratta di programmi che, una volta installati nella piattaforma WordPress del vostro blog o sito, potenziano alcune funzionalità o ne aggiungono di nuove. 

Google Search Console: strumenti gratuito di Google che permette tra le altre cose di monitorare l’andamento SEO del vostro blog, conoscere le query per le quali i vostri articoli vengono proposti dal motore di ricerca, e individuare problemi legati alla SEO tecnica.

Reader personas: sono dei profili dei vostri lettori tipo, che ne descrivono le caratteristiche principali e vi aiutano a decidere con che tono scrivere e che argomenti trattare.

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