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Creatività: che cos’è, falsi miti e consigli per allenarla

21 Novembre 2017

Nomi, Cose, Città
BFENTERPRISE

Tutti pazzi per la creatività

Cercando di capire, indagare e studiare che cos’è la creatività e come essere più creativi, si può incappare nelle risorse più disparate: dai 3 punti su come essere creativi di WikiHow, alla definizione di creatività come ars combinatoria di Umberto Eco.
Tra un estremo e l’altro, poi, c’è una vasta distesa di articoli business oriented su come usare la creatività al lavoro. O punti di vista più pragmatici, come quello di un’insegnante di scrittura creativa invitata a partecipare a un ritiro su come valutare la creatività.
Tra tutti, probabilmente le risorse più preziose si possono trovare nel blog Nuovo e Utile che già, nel sottotitolo, si definisce come un posto in cui leggere “Teorie e pratiche della creatività”.
Quello che accomuna le risorse citate precedentemente, è la presa di coscienza che tenacia, preparazione ed esperienza (combinate tra loro) sono indispensabili per portare a compimento un’idea creativa. Al contrario, è molto difficile essere in grado di inventare qualcosa dal niente, soltanto perché si è dotati di creatività. Come dice Annamaria Testa, dal niente viene fuori un bel niente.

La creatività va disciplinata e nutrita

Alcuni studi sulla genetica riportati da Psychology Today, sostengono che la componente genetica individuale può contribuire alla competenza creativa di un individuo al massimo per il 10%. E il restante 90%? Non è ben chiaro, ma sembrerebbe riguardare i tratti della personalità di un individuo: curiosità, sensibilità estetica, reattività al cambiamento, pensiero divergente.
Eppure di storie su inventori, scienziati e artisti che dal nulla hanno avuto intuizioni geniali siamo pieni: dalla mela di Newton al genio di Mozart. Ma c’è una storia, forse meno conosciuta, che spiega alla perfezione come alimentare la propria curiosità, combinare le proprie conoscenze in maniera originale e saper usare sapientemente i propri strumenti può dare vita a un capolavoro di creatività.
Piet Mondrian, pittore di origini olandesi, nel 1935 viveva in una Parigi immersa nel pieno del suo sviluppo modernista, segnata dalle rotaie dei tram e circondata di possenti edifici. Mondrian realizzò una tela usando le sue ormai famose linee orizzontali e verticali, formando rettangoli e quadrati geometrici, e usando semplicemente i colori bianco, nero e giallo.
Pochi anni dopo, intorno all’inizio degli anni ‘40, Mondrian si trasferisce a New York, e nello scoprire la città si innamora del jazz, che adorava ballare. È proprio in quel periodo che aggiunge il colore caldo rosso e il freddo blu alla tela.

 

L’aggiunta di quei colori ha reso il quadro un capolavoro che ha svoltato la carriera di Mondrian. Il pittore giustificò l’aggiunta di quei colori dicendo “Bringing in a little boogie-woogie”.
Un lampo di genio, per quanto possa essere improvviso ed eccezionale, non è niente se prima non abbiamo dato possibilità all’energia di accumularsi nel tempo. Certo, poi anche il 10% della genetica del genio, fa la sua parte.
Un esercizio costante per il cervello, ma anche per il corpo, aiuta quindi a mantenere attivi i nostri processi creativi, come se lavorassero anche quando l’effettivo processo di creazione è in standby: essere creativi di fronte a una situazione, quindi, significa avere gli strumenti adatti ed esercitarsi per utilizzarli al meglio.

Diventare personal trainer del proprio cervello

Non c’è un metodo uguale per tutti: c’è chi si scarica app per allenare il cervello, chi risolve cruciverba, chi li crea (se volete approfondire, vi consigliamo Lezioni di Enigmistica di Bartezzaghi junior).

 

O ancora chi viaggia, chi fa allenamento fisico, chi impara una nuova lingua o chi fa liste per aumentare la creatività. Ma c’è qualcosa in più: niente di tutto questo funziona senza un’intensiva pratica deliberata che va oltre l’esercizio ordinario.
Per concludere, vi suggeriamo una metodologia di allenamento al pensiero creativo, che può servire come linea guida per iniziare a esercitare il cervello: si tratta delle 4 fasi del processo creativo, spiegate molto bene da Alessandro Milani di
Pensare Creativo.
La prima è la fase della preparazione: è il momento di osservazione e ricerca, analisi e la mossa dei primi lievi tentativi (che la maggior parte delle volte falliscono miseramente). Ma non vi scoraggiate, perché a quel punto, quando si inizia a sperimentare, si entra nella fase dell’incubazione. Per capirci, quella fase in cui vi alzate frustratissimi dalla scrivania e vi mettete a pulire le fughe del pavimento del bagno pur di pensare ad altro. Ma intanto il vostro progetto è lì, al calduccio, nel marasma che è la rielaborazione inconscia dei vostri pensieri.

 

La terza fase è l’illuminazione, con i guanti di lattice e la spugna ancora in mano ecco che affiora in superficie l’idea perfetta, il tassello che mancava per andare avanti. Se l’idea regge, si entra nell’ultima fase del processo: la realizzazione.
Sei già tornato alla scrivania, pronto per scrivere – magari senza i guanti, eh!

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